Cartellone Rassegna Cinematografica "Melosonoperso"
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Giovedì 5 Marzo 2015

La religiosa

Un film di Guillaume Nicloux. Con Pauline Etienne, Isabelle Huppert, Louise Bourgoin, Martina Gedeck, Franàoise Lebrun. Titolo originale La religieuse. Drammatico, durata 100 min.

Francia. Attorno al1768. La giovane Suzanne viene inviata in convento dai genitori contro la propria volontà. Cerca di resistere ma scopre di essere figlia illegittima e di dover scontare la colpa materna. Trova inizialmente una Madre Superiora anziana e comprensiva ma quando costei muore chi la sostituisce la sottopone a una serie di angherie difficilmente sopportabili.
Forse non tutti sanno che Denis Diderot, che scrisse il romanzo a cui il film si ispira, aveva un fratello sacerdote, una sorella morta in convento e che egli stesso aveva avuto la tonsura a 13 anni a cui era seguita, più in là negli anni, una reclusione in un convento con relativa fuga. Aveva quindi più di un motivo per scrivere un romanzo di denuncia nei confronti della costrizione a una vita religiosa non voluta. Guillaume Nicloux a sua volta proviene da una famiglia religiosa e dichiara di aver pensato di entrare in seminario fino a che la preadolescenza e la lettura del romanzo in oggetto lo indirizzarono su altre vie. Si può comprendere quindi con quale spirito abbia affrontato questa rilettura cinematografica. Perché di rivisitazione si tratta dopo che sia Rivette che Grualt hanno in passato affrontato il romanzo offrendogli il finale (che in Diderot è assente). Nicloux esplora una possibilità diversa: il coraggio nella rivendicazione del diritto all'autodeterminazione viene premiato.

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Giovedì 12 Marzo 2015

Il tocco del peccato

Un film di Jia Zhang-Ke. Con Zhao Tao, Jiang Wu, Wang Baoqiang, Lanshan Luo. Titolo originale Tian Zhu Ding. Drammatico, durata 129 min. - Cina, Giappone.

Nella desertica provincia dello Shanxi (luogo natale di Jia Zhangke) un uomo noto per la sua opposizione alla corruzione, non resiste al senso di impotenza e, fucile in mano, decide di eliminare i problemi alla radice. In un centro rurale del sudovest, un lavoratore ritorna a casa dalla sua famiglia dopo diverso tempo ma non regge più ritmi e consuetudini di una vita sedentaria. In una città della Cina centrale una receptionist di una sauna cerca di cambiare vita senza successo e, ritornata a quella precedente, viene aggredita dai clienti. Infine nella città industriale Dongguan un ragazzo lascia e riprende diversi lavori tra cui uno come cameriere in uno dei molti bordelli locali travestiti da attività rispettabili.
I quattro segmenti dividono matematicamente il film in 4 tronconi da 30 minuti l'uno, quattro storie a cui il regista dà egual importanza e che raccontano tutte la medesima dinamica, blandamente legate da alcuni incroci che fanno da passaggi di testimone. Nella Cina in cui i lavori si moltiplicano, le possibilità non mancano e tutto pare a portata di mano, tuttavia esiste una tensione sotterranea causata dallo sviluppo eccessivamente rapido che è come una bomba pronta ad esplodere. Quest'esplosione in A touch of sin prende la più classica forma della violenza volutamente calmorosa, improvvisa, efferata e impressionante, proprio perchè frutto di sensazioni insopprimibili. Ma non è la violenza reale, quella dei fatti di cronaca, l'obiettivo di Jia Zhangke, i suoi cittadini impazziti che uccidono come preda di un raptus sono figure paradigmatiche che hanno poco del tragicamente ordinario.
Contrariamente al suo solito il regista cinese non distoglie mai lo sguardo, anzi indugia con ferma volontà sul massacro esteriore, sui tagli, gli spari i voli giù dalla finestra e le teste fracassate, mostra moltissimo sangue e tanta devastazione operata da personaggi che non sono mai killer di lavoro ma occasionali omicidi, uomini e donne esasperati di un paese in cui i ragazzi definiscono il resto del mondo "in bancarotta".

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Giovedì 19 Marzo 2015

Mister Morgan

Un film di Sandra Nettelbeck. Con Michael Caine, Clèmence Poèsy, Justin Kirk, Michelle Goddet, Jane Alexander (I). Titolo originale Last Love. Commedia, durata 116 min.
Francia, Germania, Belgio, USA.

Matthew Morgan è americano e vive a Parigi come il protagonista del celebre film. Tre anni prima ha perso la moglie e da allora si trascina per la città e nella vita, aspettando soltanto il momento giusto per farla finita. Cocciuto e refrattario al prossimo quanto alla lingua francese, Matthew incontra Pauline Laubie, giovane insegnante di cha cha cha orfana di padre. La distanza anagrafica viene riempita molto presto da un affetto sincero, lunghe promenade, pranzi in panchina e cene solenni, in cui Matthew e Pauline aprono i loro cuori e confrontano le rispettive paure. Ma a Pauline non riesce il miracolo di 'trattenere' Matthew, che sprofondato dal dolore cerca riparo nella morte. Sopravvissuto ai sonniferi e al tentativo di suicidio, l'uomo riceve in ospedale la visita dei figli, Karen e Miles, che equivocano la relazione tra il padre e Pauline. Anni di silenzi, rancori e recriminazioni sembrano aver congelato per sempre il cuore di Matthew e quello dei suoi figli.
Commedia umana e dramma familiare con vista sulla Tour Eiffel, Mister Morgan osserva il procedere affettivo tra un anziano professore in impasse e la sua musa ballerina. Sandra Nettelbeck, regista tedesca di Ricette d'amore, versione originale del più celebre Sapori e dissapori, mette mano al romanzo da invasore e ne realizza una versione esotica che trasforma un vecchio professore parigino in un americano ordinario e una vendeuse in un'insegnante di cha cha cha, che si sogna danseuse classique e ignora sorprendentemente chi sia Rudolf Nureyev.

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Giovedì 26 Marzo 2015

Gabrielle, Un amore fuori dal coro

Un film di Louise Archambault. Con Gabrielle Marion- Rivard, Mèlissa Dèsormeaux-Poulin, Alexandre Landry, Vincent-Guillaume Otis. Titolo originale Gabrielle.
Drammatico, durata 104 min. - Canada.

Gabrielle ha vent'anni, un deficit intellettivo e un grande amore, Martin. Vivace e dotata di un grande talento musicale, Gabrielle canta nel coro de Les Muses de Montréal e vive in un centro per ragazzi 'come lei'. Amata e legata a Sophie, la sorella maggiore che sogna di raggiungere il fidanzato in India, Gabrielle ama riamata Martin e desidera con lui un appartamento e un appuntamento, dove consumare la loro prima volta. Osteggiati dalla madre di Martin, Gabrielle e Martin vengono ingiustamente separati. Ma Gabrielle è decisa a vivere una vita normale. Un concerto d'estate e una canzone di Robert Charlebois realizzeranno i suoi sentimenti e la sua 'indipendenza'.In equilibrio tra documentario (sensibile) e finzione (sentimentale), Gabrielle - Un amore fuori dal coro è la storia di una ragazza 'deficitaria' e caparbia nella sua costanza di carezzare un sogno e battersi per vivere pienamente la sua vita. Incoraggiata dalla sorella ma priva di un'autonomia reale, Gabrielle soffre di una malattia genetica rara (la sindrome di Williams), un ritardo mentale associato a un carattere estremamente socievole e a una straordinaria abilità musicale. Con grande facilità Gabrielle apprende le canzoni che intona col coro della scuola e accanto al suo amato Martin. Vincitore (in)opinabile del premio del pubblico a Locarno e candidato dal Canada agli Oscar, Gabrielle non ha nessuno dei difetti del suo 'genere', il surplus d'emozioni per combattere i pregiudizi, la militanza del film a tesi, l'ode alla differenza, la società dall'anima bella, l'abuso dei buoni sentimenti, nondimeno manca di vibratilità spirituale, quella capacità urtante, pacata, crudele e morbida di fare cinema assimilando slanci altrui e altrove e riproporli in proprio con singolare efficacia e originalità.

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Giovedì 2 aprile

Pazza idea
(Vietato ai minori di 14 anni)

Un film di Panos H. Koutras. Con Kostas Nikouli, Nikos Gelia, Aggelos Papadimitriou, Romanna Lobats, Marissa Triandafyllidou. Titolo originale Xenia.
Drammatico, durata 128 min. Grecia, Francia, Belgio.

Gany ha sedici anni , un coniglietto nella borsa e i soldi di una marchetta per trasferirsi da Creta ad Atene e raggiungere il fratello diciottenne Odysseas. Insieme, vogliono ritrovare il padre che li ha abbandonati da piccoli, farsi dare ciò che spetta loro, compresa la nazionalità greca, e poi vincere un talent show cantando una canzone di Patty Pravo, la passione della loro mamma, morta di alcool e solitudine. La Grecia, culla del mondo e della tragedia, che un tempo lontano era governata dal principio dell'ospitalità verso gli stranieri (la "xenia" del titolo) e oggi vede crescere sempre più forte, politicamente, la destra xenofoba, non è solo il contenitore di questo viaggio queer nelle contraddizioni dell'oggi, ma è anche il genitore che manca ai suoi doveri, la madre che non sostenta, il padre che non riconosce i propri figli, preferendo lo ius sanguinis allo ius solis. Dany e Ody sono di origine albanese, Dany è omosessuale e sognatore, entrambi sono bambini feriti che attraversano il bosco periglioso con una pistola e un leccalecca per oggetti magici, una vecchia drag queen per padrino e un gigantesco sogno pop a tenerli vivi. Un miscuglio agrodolce, questo, che rende il film qualcosa di piuttosto unico e permea ogni aspetto, estetico e non. La cultura gay e quella televisiva, il cinema d'autore (da Araki a Almodovar passando per le citazioni di Donnie Darko e Charles Laughton) e Canzonissima, il fantastico e il documentario (i protagonisti sono non professionisti), s'incontrano in una terra di mezzo per raccontare con leggerezza, se non proprio col sorriso, la grande tragedia contemporanea dell'immigrazione. Ma qual è, dunque, questa terra di mezzo, che rende possibile la coesistenza del melodramma e della sua parodia? Il sentimento. Eleggendo, infatti, il sentimento dell'amore fraterno a faro nella nebbia, Koutras sceglie una strada contraria rispetto ai colleghi cinico-tragici del cosiddetto nuovo cinema greco che inscenano l'aspetto algido e mortifero della crisi sociale, spesso proprio a partire dalla disintegrazione della famiglia, e opta invece per la musica, il colore e il palpito, senza per questo rinunciare alla tensione e alla denuncia.

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Giovedì 9 aprile

Vado a scuola

Un film di Pascal Plisson. Titolo originale Sur le chemin de l'Ècole. Documentario, durata 75 min. Francia, Cina, Sudafrica, Brasile, Colombia.

Dalla savana del Kenia ai sentieri che solcano la catena dell'Atlante in Marocco; dall'altopiano della Patagonia al calore dell'India meridionale seguiamo Jackson, Zahira, Carlito e Samuel , quattro bambini con il desiderio di imparare. Per soddisfare questo desiderio (e come milioni di loro coetanei nel mondo) affrontano, nella maggioranza dei casi quotidianamente, percorsi lunghissimi e spesso pericolosi. Ognuno di loro ha un sogno di emancipazione che nessun ostacolo può frenare Jackson 10 anni, percorre, mattina e sera con la sorellina, quindici chilometri in mezzo alla savana e agli animali selvaggi; Zahira 11 anni, che percorre una giornata di faticoso cammino per raggiungere la scuola in cui resterà per la settimana, con le sue due amiche. Samuel, 11 anni, ogni giorno viaggia in India per otto chilometri, anche se non ha l'uso delle gambe, spinto nella sua carrozzina dai due fratelli minori e Carlito, 11 anni, attraversa le pianure della Patagonia per oltre venticinque chilometri, portando con se la sua sorellina. Potrebbero essere sufficienti le informazioni di cui sopra per fare emergere l'interesse che un documentario come questo dovrebbe suscitare in chi ha a cuore la crescita dei nostri giovani. Perché non c'è nulla di meglio che vedere le difficoltà che questi bambini e bambine debbono superare per andare a ricevere un'istruzione per far comprendere quanto sia sbagliato l'atteggiamento non tanto di rifiuto nei confronti di questo o quell'elemento della scuola (tutti abbiamo trovato l'insegnante o la materia che non amavamo) quanto piuttosto quello dell'annoiata indifferenza. Uno spettacolo di Dario Fo del 1969 si intitolava "L'operaio conosce 300 parole, il padrone 1000: per questo è lui il padrone". I protagonisti di questo film, girato da Pascal Plisson dopo una lunga permanenza nelle quattro zone, hanno la determinazione giusta, dettata da una povertà che potremmo definire anche con il termine di miseria nella quale però non intendono restare passivamente a pietire. Gli spazi che debbono attraversare possono anche apparire affascinanti a chi vive comodamente e trova che dover andare a scuola senza un mezzo motorizzato sia una inutile fatica.

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Giovedì 16 aprile

Oh boy, un caffè a Berlino

Un film di Jan Ole Gerster. Con Tom Schilling, Friederike Kempter, Marc Hosemann, Katharina Schttler, Justus von Dohnanyi. Titolo originale Oh Boy. Commedia, durata 83 min. - Germania.

Niko Fischer ha poco più di vent'anni e ha bisogno di un caffè. La fidanzata lo ha lasciato, lo sportello della banca gli ha trattenuto la carta di credito, suo padre ha scoperto che ha lasciato l'università e ha deciso di non passargli più il denaro mensile con cui lo manteneva ... e, come se non bastasse, la fortuna si mette di traverso e non c'è modo, per lui, di riuscire a prendere quel benedetto caffè. Da mattina a sera, l'occhio meccanico diretto (per la prima volta) da Jan Ole Gerster segue il pellegrinare di Niko nello spazio metropolitano berlinese: gli incontri con un amico, un'ex compagna di scuola, ma anche un nuovo vicino di casa e uno sconosciuto con una storia che viene da lontano ma pesa ancora, su tutti. Niko stesso è tanto il protagonista di questi incontri quanto il suo spettatore, guidato dall'inerzia ma chiamato in qualche modo a fare i conti, in una sola volta, con il presente, il passato e il futuro. Bastano pochi minuti, il tempo di inquadrare l'espediente narrativo della ricerca del caffè e d'imbattersi nel primo piano iniziale della ragazza con la maglietta a righe, per capire la volontà del regista di ricreare un clima da Nouvelle Vague francese, dove l'erranza, la musica, la scena artistica contemporanea e la tragicommedia della vita quotidiana sono elementi costitutivi e non accessori, e la dinamica tra artificio e autenticità si gioca a carte scoperte. Impossibile, dunque, non pensare a Cléo dalle 5 alle 7, ma anche non andare con la mente ad opere molto più recenti, come quelle di Jarmusch (Coffee & Cigarettes) o di Chazelle (Guy and Madeline on a park bench), che hanno utilizzato il bianco e nero alla maniera di Gerster per far sfumare le definizioni temporali e creare una sorta di ambientazione cinematografica per antonomasia, nella quale il presente e il passato dialogano senza filtri e il naturalismo non è una preoccupazione necessaria.

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Giovedì 23 aprile

Lo sconosciuto del Lago
(Vietato ai minori di 18 anni)

Un film di Alain Guiraudie. Con Pierre de Ladonchamps, Christophe Paou, Patrick d'AssumÁao, Jèrùme Chap- patte. Titolo originale L'inconnu du lac. Poliziesco, durata 97 min. - Francia.

Un lago d'estate e una spiaggia di soli uomini, circondata da una boscaglia deputata agli incontri sessuali tra gli stessi. Qui, all'inizio della stagione, Franck conosce Henri, separatosi di recente dalla moglie, che siede ogni giorno di fronte all'acqua, semplicemente in cerca di serenità, e, dopo pochi giorni, incontra Michel, per il quale prova immediatamente una forte passione. Michel è un ottimo nuotatore, un amante prestante e un uomo estremamente pericoloso. Franck lo sa, ma non si tira indietro e s'innamora di lui.
Lo sconosciuto del lago non è un film che scandalizza, ma è un film che in un certo senso confonde. Le scene di sesso tra uomini non potrebbero essere più esplicite, le inquadrature non potrebbero essere più frontali, al punto che si ha quasi l'impressione che a dialogare tra loro, nelle giornate sulla spiaggia, siano i membri dei bagnanti anziché i loro volti; eppure si percepisce con altrettanta evidenza che Guiraudie non sta cercando la provocazione e pare anzi mosso dalla volontà di parlare chiaro e di guardare le cose come stanno, senza ambiguità. Tuttavia il film confonde, perché mescola le carte, restituisce la contraddizione nella mente del protagonista, cambia più di una volta registro, pur restando sempre dentro i confini di una messa in scena estremamente geometrica, eloquente ed elegante. E di ciò il lago è l'emblema perfetto: specchio d'acqua limpida e dunque sinonimo di libertà, lo è però di una libertà confinata, chiusa dalla terra tutt'attorno. Nel microcosmo recintato in cui il regista ambienta il suo sesto lungometraggio, le automobili parcheggiano con la stessa abitudinaria geometria con cui i loro autisti occupano gli angoli del piccolo lido o gli anfratti della boscaglia e i giorni sembrano ripetersi uguali a se stessi, ma la tensione magistralmente sale.

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Giovedì 30 aprile

I corpi estranei

Un film di Mirko Locatelli. Con Filippo Timi, Jaouher Brahim, Tijey De Glaudi, Gabriel De Glaudi, Dragos Toma. Drammatico, durata 98 min. - Italia.

Antonio è un padre solo a Milano, dove è appena arrivato per curare il suo bambino. Ricoverato in un centro oncologico, Pietro ha un anno e un cancro che deve essere rimosso con un delicato intervento. Chiuso col suo bambino nella stanza numero sei, Antonio scambia molte parole con la moglie al telefono e poche battute con gli infermieri nei corridoi, dove si aggira introverso e osservato da Jaber, un adolescente tunisino in visita a un caro amico malato. Addolorato dalla malattia di Pietro e incuriosito dai silenzi di Antonio, Jaber lo avvicina per offrirgli parola e conforto. Ma Antonio, arrivato dalla provincia umbra, non apprezza gli sguardi e le attenzioni del ragazzo, a cui risponde scontroso e laconico. Jaber è 'arabo' e diverso, troppo diverso da lui, che arroccato nel suo dolore e nella sua ostilità crescente assume un atteggiamento di aperto rifiuto. L'ostinazione di Jaber e la degenza di Pietro avranno però la meglio sul suo individualismo. Finalmente 'carico' solleverà lo sguardo.Ascolta Isoradio l'Antonio di Filippo Timi mentre procede verso Milano o quando si concede una pausa dall'ospedale, così sa sempre quale strada infilare e quale evitare. La praticabilità è tutto per Antonio, specialmente adesso che il suo bambino è malato. Più di tutto ha bisogno di sapere che la guarigione è attuabile e che la via intrapresa è sgombra da ostacoli. Ma ci sono eventi che capitano e di cui non possiamo essere informati. Collisioni, transiti, rallentamenti, interventi e assistenze che verifichiamo semplicemente vivendo e procedendo senza rete lungo la strada. Come Il vento fa il suo giro, I corpi estranei afferma la durezza delle relazioni umane, ma diversamente dal film di Giorgio Diritti, quello di Mirko Locatelli integra il corpo estraneo. Il boicottaggio aperto lascia il posto alla partecipazione, 'coltivando' il terreno per renderlo di nuovo produttivo. Locatelli, al suo secondo film (di finzione), avvia un'indagine socio-antropologica che coglie pulsioni, pregiudizi, retaggi, miti e passioni di un uomo lontano da casa.

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Giovedì 7 Maggio

Questo mondo è per te
(Vietato ai minori di 14 anni)

Un film di Francesco Falaschi. Con Matteo Petrini, Eugenia Costantini, Paolo Sassanelli, Cecilia Dazzi, Fabrizia Sacchi. Commedia , durata 82 min. - Italia.

Teo ha 19 anni , l'esame di maturità tra pochi minuti, un padre irascibile e rompiscatole e una madre in cerca di libertà, in campagna, con un altro uomo. Il sogno di Teo è quello di fare lo scrittore. Vorrebbe iscriversi alla scuola Carter, ma gli servono 7mila euro che non ha. Non ha nemmeno un lavoro. Intanto al padre viene diagnosticato un grave male e anche Chiara, la ragazza che ha appena conosciuto e che gli fa girare la testa, minaccia di andarsene, in Armenia, alla ricerca del primo vitigno dell'umanità.
Quattordici anni dopo Ovosodo, si torna in Toscana - non a Livorno ma in Maremma - per raccontare il romanzo di formazione di un ragazzo ricco di buone intenzioni e povero di mezzi reali, che si trova a dover fare i conti con una giostra di lavoretti precari e vede i compagni più benestanti trovarsi la strada spianata davanti senza dover faticare, anche se forse quella strada per loro non è giusta o non è proprio onesta.
Apprezzabile la modalità di ripresa, quasi totalmente in esterni, che si giustifica con il basso budget senza che i costi ridotti facciano mai apparire troppo carente il girato; e una nota di merito va anche alla voce recitazione: a Edoardo Natoli, ormai in grado di dipingere un carattere con pochissimi tocchi, e anche al protagonista, Matteo Petrini, che, nonostante indossi un personaggio assai banale (e la "precarietà sentimentale" non è più un alibi accettabile) regge bene i duetti con Dazzi e Sassanelli. (Meno bene quello di sguardi con Fabrizia Sacchi).