Intervista a Vittorio De Scalzi - New Trolls
Lun, 04/11/2019
Scalzi.jpgVittorio De Scalzi, uno dei fondatori e leader dei New Trolls compie settant’anni. Lo abbiamo intervistato in attesa dei prossimi concerti al Teatro Savoia di Campobasso (12 e 13 novembre – ore 21). Due performance molto attese nel corso delle quali i New Trolls, accompagnati dall’Orchestra Stilnovo, eseguiranno l’intera opera rock “Concerto Grosso”.
 
“Noi eravamo beatlesiani di ferro ma la sorte ha voluto che aprissimo i concerti dei Rolling Stones in Italia”. A parlare è Vittorio De Scalzi, fondatore dei New Trolls. Ricorda quell’esperienza determinante per la storia del gruppo, poi scoppia in una risata fragorosa. Si apre così l’intervista a uno dei leader della storica band genovese che il prossimo 12 e 13 Novembre (Teatro Savoia, ore 21) porterà in scena a Campobasso una delle pietre miliari della musica progressive italiana: “Concerto Grosso”. Insieme all’orchestra molisana “Stilnovo”, Vittorio De Scalzi, che è accompagnato da Roberto Tiranti al basso, Andrea Maddalone alla chitarra e Lorenzo Ottonello alla batteria, eseguirà l’intera opera rock apparsa in due leggendari album: “Concerto Grosso per i New Trolls” (1971) e Concerto Grosso n. 2 (1976).


De Scalzi, come nasce l’idea di “Concerto Grosso”?
L’idea fu del nostro produttore, Sergio Bardotti e nasce come colonna sonora di un film al quale stava già lavorando Luis Bakalov: “La vittima designata”. E’ la storia di un suicidio su commissione, una “trama rock”, come la definì Bardotti. Fu lui che propose a Bakalov, che stava scrivendo un partitura barocca, di avviare un esperimento di fusione con le sonorità rock. Lo schema che abbiamo seguito è quello tipico del Concerto Grosso, con tre movimenti (Allegro, Adagio e Andante) e due gruppi di musicisti (l’orchestra e noi) che dialogano tra loro.


Quali sono stati i vostri riferimenti musicali; cosa ascoltavate all’epoca?
Noi eravamo beatlesiani di ferro ma è con i Rolling Stones che ci siamo avvicinati al rock. Nel 1967 siamo stati chiamati ad aprire il Tour italiano della band di Mick Jagger e Keith Richards, già popolarissima all’ora. Furono quindi i rivali dei Beatles ad alimentare l’attenzione verso il la musica rock. In Concerto Grosso, ad esempio, c’è una esplicita dedica a Jimi Hendrix con la canzone “Shadows”. I “Vanilla Fudge” furono un altro nostro riferimento, specie per i cori. A me poi piacevano molto i Young Rascals, un gruppo di soul bianco, gli autori di Good Lovin’.


Facciamo un passo indietro, al 1968, al vostro disco di esordio: “Senza Orario e Senza Bandiera”. Un disco innovativo sul piano discografico.
Si, fu il primo concept disc italiano. All’epoca gli LP erano più che altro raccolte di 45 giri precedentemente pubblicati. In questo caso si trattava invece di una serie originale di canzoni, tenute insieme da un tema principale. Ad ispirarci furono i Beatles, i nostri beniamini, che l’anno prima avevano pubblicato Sgt. Pepper. “Senza Orario e Senza Bandiera” fu una rivoluzione in tutti i sensi sul piano discografico: vendette oltre cento trentamila copie e nacque dalla collaborazione con Fabrizio De Andrè, Giampiero Reverberi e il poeta Riccardo Mannerini, un poeta “maledetto” e anarchico. Ricordo un episodio buffo, che per esercitarci in quella circostanza cantavamo le canzoni in un finto inglese (scoppia di nuova a ridere ndr).


A “Concerto Grosso per i New Trolls”, che è del 1971, segue nel 1976 “Concerto Grosso n. 2”, un album che solo in parte ripercorre le orme del precedente.
Il disco nasce sempre dalla collaborazione con Luis Bacalov e, come il precedente, ha due facciate diverse tra loro. In entrambi i dischi il lato A è interamente progressive, mentre le cose cambiano sul lato B. In Concerto Gosso n. 1 la seconda parte è una lunga improvvisazione del gruppo in studio, mentre in Concerto grosso n. 2 appaiono canzoni dal taglio più melodico, anche in inglese e francese.


Tornare sul palco sia col primo che col secondo Concerto Grosso che effetto ha avuto sul pubblico?
C’è entusiasmo e apprezzamento per canzoni che raramente possono essere ascoltate dal vivo. E’ così in Italia e anche all’estero: dal Messico al Giappone alla Corea. In Oriente siamo considerati nell’Olimpo della grande musica progressive insieme a King Crimson e Genesis. In Corea il primo brano di “Concerto Grosso n. 1” è diventato la sigla di un programma televisivo.


Oltre Concerto Grosso, ci sono altri brani del vostro repertorio che eseguite?
Certo, è il prezzo della vecchiaia – dice De Scalzi scoppia a ridere ndr -. La storia dei New Trolls è molto lunga, così come il repertorio. La scaletta non è fissa, ma insieme a Concerto Grosso ci sono anche altri brani. Dipende anche dall’umore del pubblico, ogni sera è una sera diversa.
 
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