Tonino Perrone - I TRATTI DELL'IRONIA
perrone.jpg
INGRESSO VIA MILANO
DAL 23 OTTOBRE AL 5 NOVEMBRE

Note biografiche
Nasce a Campobasso il 19 giugno 1940. Diplomatosi all'Accademia di belle arti di Napoli, intraprende dal 1959 l'attività di caricaturista, a cui affianca quella di docente di disegno nella scuola media. Fin dagli esordi appare attento ai "linguaggi" della grafica riprodotta sui periodici, sulle riviste, sui fumetti, che egli assimila combinando varie soluzioni grafiche, sempre originali e rivelatrici di come la provincia sia assunta, nell'opera di Perrone, a categoria conoscitiva. Difatti è alla provincia, ai suoi volti, ai suoi personaggi e ai loro vezzi, alle loro manie, che Perrone ha dedicato un'attenzione ironicamente indagatoria, argutamente bonaria. Ha così prodotto una galleria di personaggi appartenenti ai vari strati sociali, dal politico al commerciante, al popolano, allo sportivo, al bizzarro personaggio locale, e a tutti è stato capace di restituire, grazie ad un segno particolarmente efficace, le contraddizioni tipiche della provincia. L'abitudine di disegnare a memoria gli ha consentito il necessario distacco per cogliere la comicità o la risibilità di fatti e persone, senza peraltro cadere nello sberleffo. Le sue illustrazioni, ospitate per anni sugli organi di stampa molisani e molto attese dai lettori , sono state raccolte in buona parte nel volume Le forme dell'ironia, curato da G. Cantone per le edizioni Enne nel 1985. Esso, oltre ad essere godibile, consente una lettura, fedele quanto critica, degli umori culturali, politici e sociali di venticinque anni di vita cittadina e di storia regionale.
Muore a Campobasso il 23 ottobre 1983.
Scheda realizzata da Barbara Bertolini e Rita Frattolillo

Opere
Sin dai primi lavori di Perrone emergono alcune regole che rimarranno fisse nel corso della sua attività, come la sproporzione tra testa e corpo, o la presenza degli attributi dell’attività svolta o degli interessi personali del caricaturato. Oppure, ancora, qualora è assente la connotazione della professione, vi è la denotazione di un vezzo o di una mania o un tipo particolare di abbigliamento.

L’uso del ritratto a tutto campo (molto frequente nelle sue opere) suggerisce spesso una sorta di autocompiacenza dei personaggi raffigurati: vi è una sottile contemplazione del “borghese” che veste ora i panni del pensoso “intellettuale di provincia” o del professionista arrivato e satollo o ancora del nostalgico ed impettito “repubblichino”, per il quale Perrone fa un dichiarato riferimento alla grafica degli anni trenta.

L’ironia di Perrone nei confronti delle persone ritratte è sempre argutamente bonaria, perfino carezzevole a volte, ma sempre centrata con scaltrezza sull’obiettivo. Per la maggior parte le sue caricature sono state prodotte “a memoria” e questo gli ha consentito quel necessario “distacco” per cogliere le valenze risibili di certe fisionomie e le implicazioni comiche di alcune situazioni.

Il suo “occhio privato” ha così potuto costruire un unico affresco dove il “popolo tutto” sembra vivere come in un dialogo ininterrotto quasi che l’intervento del grafico si fosse limitato ad impaginarlo soltanto per venticinque lunghi anni: è questo il segno di una civile ma “critica” fedeltà alla propria terra.
Dal libro di Gaetano Cantone “Le forme dell’ironia”

perrone.jpg