GINO MAROTTA - Biografia
Gio, 21/11/2013 -
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A CURA DI ISA FRANCAVILLA MAROTTA

Gino Marotta (Campobasso 1935 - Roma 2012). Nasce a Campobasso il 20 giugno 1935.

A soli quindici anni si trasferisce a Roma dove frequenta il liceo artistico e entra in contatto con gli artisti che animavano la scena romana fra cui de Chirico, che lo aveva ricevuto qualche anno prima e aveva accettato di guardare i suoi primi lavori, Capogrossi, Guttuso, Turcato, Cagli.

 

1949-1959
Le sue prime opere pittoriche risalgono alla fine degli anni Quaranta, ma è dalla decade successiva che sviluppa una serie di differenti soggetti, stili e tecniche: opere polimateriche come arazzi, encausti, velatini e amalgame di sabbia. A quegli anni risale il suo sodalizio con Emilio Villa che nel 1957 presenta la sua prima mostra personale alla Galleria Montenapoleone di Milano. In seguito realizza i Piombi, quadri di piombo e stagno, saldati con la fiamma ossidrica, che espone per la prima volta a Roma alla Galleria La Salita, con la presentazione di Franco Russoli. Con questi lavori è presente già nel ‘57-’58 insieme a Burri, Fontana, Capogrossi, Balthus, Licini e Léger in mostre internazionali come Pittori d’oggi Francia-Italia a Torino, Modern Italiensk Maleri a Copenaghen e molte altre rassegne internazionali. Nel 1958 è tra gli artisti invitati da Marco Valsecchi alla mostra Giovani artisti italiani. Il Giorno, alla Permanente di Milano e da Lionello Venturi alla mostra Nuove tendenze dell’arte italiana, alla Rome-New York Art Foundation di Roma. La sua ricerca lo porta a realizzare prima gli Allumini, sottili lamine di alluminio saldate, poi i Bandoni, lamiere di ferro trovate, asportate dalle baracche abbandonate, che conservano le immagini popolari stratificate nel tempo come provocanti figure femminili, pubblicità di macchine da cucire, scritte varie e molte altre immagini. Marotta si limita ad assemblarle, compiendo un’operazione neo-dadaista; i Bandoni verranno esposti nel 1959 a Milano alla Galleria dell’Ariete, presentati da Gillo Dorfles e a Roma alla Galleria Appunto, con un testo di Cesare Vivaldi. Sempre nel ’59 viene chiamato da Corrado Cagli a realizzare gli apparati scenici del Misantropo di Menandro rappresentato all’Olimpico di Vicenza con la regia di Luigi Squarzina.

 

1960-1969
Dopo la stagione dell’informale alcuni giovani artisti provenienti da esperienze differenti (Pietro Cascella, Piero Dorazio, Gino Marotta, Fabio Mauri, Gastone Novelli, Achille Perilli, Mimmo Rotella, Giulio Turcato) fondano il Gruppo CRACK, con l’intento di proporre una nuova versione del neodadaismo e la riscoperta della tradizione futurista. Nei laboratori delle industrie chimiche e delle fonderie Marotta sperimenta nuovi materiali quali poliuretani e poliesteri e realizza sculture servendosi dei procedimenti industriali per la produzione in serie. Le opere dei primi anni Sessanta sono esposte nel ‘64 alla Tredicesima Triennale di Milano e nella personale alla Galleria Anthea di Roma, con il testo di Emilio Villa Anatomia Ginomarotta. L’anno successivo sono presenti alla IX Quadriennale Nazionale d’Arte al Palazzo delle Esposizioni di Roma e nella personale 10 Sculture alla Galleria dell’Ariete di Milano, con la presentazione di Giorgio Soavi.

Nella prima metà del decennio esegue vari interventi architettonici tra cui le decorazioni per la facciata della Sinagoga di Livorno e, nel Palazzo della RAI di Viale Mazzini a Roma, le decorazioni del controsoffitto metallico e i bassorilievi in bronzo fuso. La vocazione all’uso di materiali inediti prosegue nelle sculture ritagliate nel metacrilato che ben presto si trasformano in Environment. Basti pensare al Bosco Naturale-Artificiale (1967), al Nuovo Paradiso (1968) e all’Eden Artificiale (1969) con cui è presente, oltre che nella straordinaria mostra Lo Spazio dell’Immagine di Foligno (1967), alla IX Bienal de Sao Paulo do Brasil (1967), alla Exhibition of contemporary Italian art, National Museum of Modern Art di Tokyo, all’Esposizione Universale di Montreal (1967), alla mostra 4 Artistes Italiens plus que Nature, Musée des Arts Décoratifs, Palais du Louvre, a Parigi con Ceroli, Kounellis e Pascali (1969) e alla Galleria de Nieubourg di Milano (1969).

Nella rassegna Teatro delle Mostre (1968) alla Galleria La Tartaruga di Roma, espone l’opera-ambiente multisensoriale Foresta di menta, una lunga serie di fili verdi ricavati da materiali plastici che danno la suggestione di liane appese, inseriti in un ambiente profumato di menta. Nello stesso anno, nei tre giorni di Arte Povera+Azioni Povere, manifestazione organizzata da Celant ad Amalfi, partecipa con Giardino all’italiana, un intervento a carattere urbano in cui schiera delle balle di paglia. Nel maggio del 1968 è invitato a esporre alla XIV Triennale di Milano. In questi anni esegue numerosi alberi, una complessa zoologia artificiale in metacrilato e le opere-ambiente Mare artificiale e Pioggia artificiale del 1969. Amico di poeti come Ungaretti e Cardarelli, realizza preziosi libri con Emilio Villa, Giorgio Soavi e Antonio Delfini.

 

1970-1979
Nella prima metà del decennio continua la realizzazione di opere in metacrilato e materiali plastici che in seguito abbandonerà per più di venti anni. A gennaio la personale Il Giardino all’Italiana, alla Modern Art Agency di Napoli, presentata da Achille Bonito Oliva con il testo L’animazione del falso reale.

Marotta ha partecipato e contribuito attivamente alla realizzazione di alcune delle più interessanti mostre italiane contemporanee: oltre alla già citata Lo Spazio dell’Immagine del 1967, anche Amore Mio a Montepulciano (1970) e Vitalita` del Negativo al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1970-71) dove espone, accanto alle installazioni del precedente decennio, l’opera-ambiente Misura naturale cava in fiberglass, un grande cubo al cui interno lo spettatore scopre l’impronta al negativo di un albero. Con la mostra Amore mio Marotta rende pubblica una ricerca iniziata alla fine degli anni Sessanta in cui smalti industriali dai colori acidi e violenti su lamiere zincate o ossidate e su lastre di metacrilato riproducono i suoi amori della Storia dell’Arte, da Ingres a Tiziano, da Cranach a Hayez, o immagini da rotocalco di procaci pin-up.

Nelle scatole di metacrilato le figure lasciano trasparire materiali di diversa natura, dal cartone alle piume, dalla carta argentata alle stoffe di gusto popolare. Il tutto svela da un lato l’amore di Marotta per la grande pittura, dall’altro una vena d’ironia che accompagna costantemente la sua ricerca. Nel 1971 partecipa alle mostre Elf Italiener Heute al Museum am Ostwall di Dortmund e Multiples The First Decade al Museum of Modern Art di Philadelphia. Nel 1972 è invitato alla X Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove espone l’installazione Introduzione generale alla natura e aItaly The New Domestic Landscape, MoMA, New York. Il cinema e il teatro d’avanguardia lo vedono impegnato in varie imprese, come l’ideazione di immagini, scene e costumi per il film Salome` (1972) e la scenografia teatrale di Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene (1972). Al 1973 risale la grande antologica alla Rotonda della Besana di Milano, la partecipazione alla XII Biennale Middelheim di Anversa e l’Eden Artificiale nei Giardini della XV Triennale di Milano, nella sezione Contatto Arte-Citta` accanto agli interventi di Arman, Burri, De Chirico, Hundertwasser, Matta e altri. Nel 1977 la personale I Rilievi all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, di cui è Accademico Ordinario, con la presentazione di Rodolfo Siviero, rende manifesta una ricerca iniziata nel 1974, un’operazione riconducibile a un’esercitazione sul linguaggio: i Rilievi, immagini anamorfiche e virtuali che appaiono sulla struttura lignea.

 

1980-1989
Negli anni Ottanta l’abbandono dei materiali plastici e industriali per rivolgersi a materiali più ‘tradizionali’ (il marmo, il bronzo, la pittura a olio…) non lo distoglie dalla sua ricerca rigorosa sul linguaggio e sullo studio della incidenza della luce anche nelle opere pittoriche. Nel 1981 realizza L’Albero della Vita, una scultura alta più di tre metri in travertino e onice romano destinata a Lignano Sabbiadoro. “Nulla più dell’albero, dalle origini del pensiero umano, si è imposto come metafora e come simbolo, simbolo della vita nel suo differenziarsi rispetto al tempo e lo spazio, simbolo della vita come differenziazione della terra, ‘asse verticale’ che si oppone alla orizzontalità dell’’orizzonte’…”, dice Paolo Portoghesi nella presentazione dell’opera.E’ del 1982 la personale Gino Marotta Dipinti e sculture recenti alla Galleria Rondanini di Roma con il testo introduttivo di Emilio Villa L’orizzonte artificiale. Nel 1984, alla 41. Esposizione Internazionale d’Arte, la Biennale di Venezia, espone Le Rovine dell’Isola di Altilia, una rilettura tra memoria, rielaborazione onirica e sguardo visionario dell’antica Saepinum.

L’installazione è inserita nei Giardini della Biennale, in posizione dialogante con lo spazio ideato da Carlo Scarpa per il Padiglione Italia. La personale I Giardini di Apollo e altre Storie Barocche alla Galleria Apollodoro di Roma, presentata da Vittorio Sgarbi è dell’aprile 1986. Per l’occasione sono pubblicati i testi di Maurizio Calvesi e Paolo Portoghesi. Nello stesso anno, nella Galleria Novecento di Palermo, ha luogo la personale Luoghi d’artificio in cui vengono esposti disegni dal 1978 al 1984 dedicati a Jorge Luis Borges: un inventario di simboli, spazi mentali e della memoria che ogni uomo può vedere in se stesso chiudendo gli occhi.

Nel 1986 è invitato alla XI Quadriennale d’Arte al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il teatro lo vede impegnato nella realizzazione delle immagini, delle scene e dei costumi di Hommelette for Hamlet di Carmelo Bene (1987), che gli fanno meritare nel 1988 il Premio Ubu per la migliore scenografia.

 

1990-1999
A dicembre del 1990 espone nuovamente, dopo più di vent’anni, il Bosco naturale-artificiale (1967) nella mostra Roma anni ‘60 Al di la` della pittura al Palazzo delle Esposizioni di Roma, curata da Maurizio Calvesi e Rosella Siligato. É dell’anno successivo la realizzazione di vetrate, tarsie, pavimento e pitture murali nel Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo. Nel 1992, oltre alla personale Il Teatro del Pellegrino al Palazzo Rondanini di Roma, con la presentazione di Fabrizio D’Amico, partecipa all’Expo Universale di Siviglia ‘92 con la Grande Sinopia italiana, una sanguigna su carta alta 140 cm e larga circa 20 metri. Nel 1994 la mostra Paralleli all’Accademia d’Egitto di Roma, a cura dell’Accademia d’Egitto e dell’Associazione Romana delle Gallerie d’Arte Moderna. Nel 1997 torna a esporre le sue sculture in metacrilato nella personale Gino Marotta - Metacrilati. Opere 1964-1974 alla Associazione Culturale La Palma di Roma e nella mostra Dadaismo Dadaismi a Verona, curata da Giorgio Cortenova. Nel 1999 la personale Gino Marotta. Metacrilati, al Palazzo Ricci di Macerata, copre un arco temporale che va dagli inizi degli anni Sessanta alla seconda metà dei Settanta e presenta nuove opere in metacrilato eseguite dal 1998 al 1999. ‘La fervida animazione che ha pervaso l’azione di quegli anni è riemersa, nel restaurare alcuni pezzi inevitabilmente danneggiati, attivando un contagioso piacere a giocare ancora una volta con quelle materie e con quei mezzi. Il riannodare le fila di un discorso ormai lontano mi ha consentito di realizzare delle ‘nuove’ opere che figurano in questa mostra e in qualche modo ne costituiscono un prolungamento”, scrive Marotta in un testo presente nel catalogo. A fine anno, nella personale I nuovi metacrilati alla Galleria Ca’ d’Oro di Roma, espone “quelle magiche scatole delle meraviglie, in cui il gioco delle trasparenze e delle sovrapposizioni cromatiche si mescolava con quello delle luci e delle ombre… in cui il pieno e il vuoto si scambiavano le parti e non si capiva se fossero una sola opera o tante opere…”, come dice Gian Piero Jacobelli nel testo di presentazione. Partecipa inoltre alla mostra a cura di Plinio De Martiis L’arte Pop in Italia Pittura design e grafica negli anni Sessanta alla Galleria d’arte Niccoli di Parma. Nel 1999 è nominato accademico nazionale dell’Accademia di San Luca di Roma.

 

2000-2012
Dopo la partecipazione all’Expo 2000 di Hannover, espone nel 2001, nella personale La luce colorata alla Galleria Ca’ d’Oro di Roma, delle opere realizzate dal 1999 in metacrilato e luce artificiale colorata. “Il supporto di metacrilato, come accade nelle fibre ottiche, consente il fulmineo scorrimento della luce nello spessore dei solchi incisi sulle varie superfici, facendo apparire le immagini luminose di cui si animano queste moderne ‘icone’ che mi piace immaginare laiche e prive di retorica, come suppongo dovrebbero essere i quadri nell’epoca della virtualità e della comunicazione globale, a cui questi manufatti appartengono, almeno per ragioni tecnologiche e temporali”, scrive l’artista.

Nello stesso anno al Complesso del Vittoriano di Roma, nella mostra antologica Metacrilati, espone sculture e quadri in metacrilato (1964-2001). L’albero della vita, una scultura del 1973 alta 240 cm e altre opere entrano a far parte della Collezione Farnesina, come è illustrato nel volume Artisti italiani del XX secolo alla Farnesina, con testi di Maurizio Calvesi e Paolo Portoghesi. Nell’estate del 2002 nella personale Rupestre, al Museo delle Ceramiche di Castelli, curata da Antonello Rubini, espone grandi massi in semirefrattario engobbiato installati su torba e numerose sculture in ceramica. “A Castelli ho visto Marotta plasmare la creta e dipingerla con la stessa sicurezza e raffinatezza di quando lavora a mani sicure il suo notissimo mondo di plastica”, scrive il curatore della mostra. Realizza anche una grande scultura in acciaio inox alta circa 8 metri, il Grande Alone, per la XVI Edizione Scultori a Brufa nel comune di Torgiano (2002). Nel 2003 è invitato alla mostra La Grande Svolta Anni ‘60, Palazzo della Ragione, Padova, a cura di Virginia Baradel, Ennio Ludovico Chiggio e Roberto Masiero. Nel corso del 2004, per iniziativa degli Istituti Italiani di Cultura, un ciclo di quadri in metacrilato del 2003 è esposto in molte città dell’Asia: a Seul alla Galleria Pici; all’Istituto Italiano di Cultura di Nuova Delhi; a Karachi alla Amin Gulgee Gallery; a Islamabad all’Alliance Francaise; a Taipei alla Taipei MOMA Gallery. Nel 2005, dopo la personale Natura e Artificio alle Scuderie Aldobrandini di Frascati, partecipa all’Expo 2005 di Aichi e alla mostra Pop Art Italia, alla Galleria Civica di Modena, a cura di Walter Guadagnini. Nell’ottobre dello stesso anno è presente a Parigi con tre differenti mostre: Prato Artificiale alla Galerie Italienne di Boulevard Raspail; Bosco Naturale-Artificiale alla Galerie Italienne di Rue de la Fontaine au Roi; Paesaggio Artificiale alla FIAC. A novembre un piombostagno del 1957, Il Vigilante, è esposto alle Scuderie del Quirinale a Roma nella mostra Burri, gli artisti e la materia 1945-2004. Nel 2006 partecipa alla mostra Il Modo Italiano. Italian Design and Avant-garde in the 20th Century, al Montreal Museum of Fine Arts e al Royal Ontario Museum di Toronto (riproposta nel 2007 al MaRT di Trento e Rovereto).

In aprile la personale Gino Marotta Methacrylates alla Galleria Nilufar di Milano. A giugno, negli spazi della Galerie Italienne di Parigi, vengono riproposti gli Environnements degli anni ‘60 e nell’ottobre dello stesso anno, a Londra, durante la Frieze Art Fair, ha luogo la mostra personale Naturale-Trasparent-Artificiale: 1960 to 2006 nelle David Gill Galleries. Nel 2007 riceve dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Premio Vittorio De Sica per la Scultura e realizza per la città di Civitanova Marche il Trialone, una scultura in acciaio inox scatolare alta circa 9 metri nel cui bordo interno una fila di vaporizzatori di acqua e led luminosi producono un arcobaleno artificiale. È dello stesso anno la pubblicazione della monografia di Maurizio Calvesi Marotta, con note critiche di Lorenzo Canova, volume a cura di Isa Francavilla edito da Silvana Editoriale. Dal 2007 al 2010 partecipa alle mostre: Viaggio nell’Arte Italiana 1950-80 Cento opere dalla Collezione Farnesina (Sarajevo, Sofia, Budapest, Sibiu, Bucarest, Varsavia, Santiago del Cile, Buenos Aires, San Paolo, Lima, Caracas, e Guadalajara), a cura di Maurizio Calvesi e Lorenzo Canova (2007); ’50-’60 La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, a cura di Mariastella Margozzi, Villa d’Este, Tivoli (2007); 20 Maestri della Collezione Farnesina Mostra d’Arte Contemporanea a cura di Maurizio Calvesi e Lorenzo Canova, Milano Malpensa (2007); la tanto discussa mostra /Italics/, a cura di Francesco Bonami, Palazzo Grassi, Venezia (2008); L’energia della materia Casa Italia, Olimpiadi di Pechino (2008); Energie sottili della materia (Shangai, Pechino, Shenzhen e Saluzzo) (2008); Spazio Tempo Immagine al CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno (2009); Il grande gioco Forme d’arte in Italia 1959-1972, a cura di Bruno Corà, alla Rotonda della Besana, Milano (2010); Roma Sessanta. Cinque scultori, a cura di Luca Beatrice, Villa Ottolenghi, Acqui Terme (2010); Scultura Internazionale a Racconigi, a cura di Luciano Caramel, Castello di Racconigi (2010). Dal 2007 al 2010 le mostre personali: Natura e Artificio, Scuola dei Mercanti, Venezia, a cura delle Galerie Italienne di Parigi e David Gill Galleries di Londra (2007); Gino Marotta Naturale_Artificiale all’Aratro, centro per l’arte contemporanea dell’Università degli Studi del Molise a Campobasso, a cura di Lorenzo Canova; Gino Marotta Anni Cinquanta, a cura di Alberto Fiz, nello Studio Giangaleazzo Visconti di Milano (2007); Trasparente/Apparente, a cura di Maurizio Calvesi, Galleria La Nuvola, Roma (2008); Gino Marotta La rotazione dello sguardo inquieto al Modigliani Institut, Palazzo Taverna, Roma (2009); Gino Marotta Amore amore, a cura di Ada Masoero, allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano (2009); Gino Marotta Corteo di primavera e altre luci colorate a cura di Bruno Corà nel chiostro e in altre sale dell’Abbazia di Fiastra, Macerata (2010). Nel 2009, alla riapertura del MACRO di Roma, nella personale Gino Marotta, a cura di Luca Massimo Barbero, espone l’Eden artificiale, una selezione di sculture in metacrilato (1967-1973) e in una seconda sala l’opera Ricognizione virtuale della savana, ideata e realizzata proprio per questa mostra, un’installazione lunga dieci metri che utilizza alcune tra le più moderne tecnologie come led e laser.

 

‘Addentrarsi nell’opera di Gino Marotta significa compiere un viaggio attraverso il tempo e la materia… Con lui abbiamo scelto di rendere la mostra al MACRO un’occasione per dare inizio a un viaggio, non lineare ma diacronico… Da una parte quindi gli animali, che muovendosi nello spazio e nella luce hanno trovato la loro collocazione in un’oasi che si trasforma in ambiente… Dall’altra parte qualcosa che si muove staticamente nell’ombra: la grande opera Ricognizione virtuale della savana è una lama di luci e colori in una sala buia. Una grande lastra in cui l’artista compie una perlustrazione del proprio lavoro, ordinando su un piano insieme immaginario e fisico le ‘icone’ virtuali di una ricerca artistica che si fa ipertesto” scrive Luca Massimo Barbero, il direttore del MACRO, nel testo di presentazione della mostra.

 

Presentata da Maurizio Calvesi con il testo La supernatura di Gino Marotta, la mostra Gino Marotta L’incanto della savana (2010), nella Galleria La Nuvola, propone a Roma opere che continuano e sviluppano la ricerca iniziata con Ricognizione virtuale della savana e ancora prima, nel 1999, con le opere del ciclo La luce colorata. Nel volume Indaco Piccolo vocabolario personale, Christian Maretti Editore, 2009, sono raccolti appunti, testi, memorie, testimonianze e considerazioni private che tracciano il vocabolario personale dell’artista, protagonista e testimone degli avvenimenti culturali degli ultimi decenni.

 

I quadri in metacrilato realizzati tra il 1998 e il 2009 sono raccolti nel volume Gino Marotta Pinacoteca Artificiale di Lorenzo Canova, Christian Maretti Editore, 2010. Nel 2011 è invitato alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia, Padiglione Italia, dove espone il Cronotopo Virtuale, un’opera-ambiente di luce colorata in cui entrare, quasi accecarsi e perdere i riferimenti del mondo. Qui, come Marotta afferma “…la luce colorata, il colore ottico, in luogo del colore materico, assume una dimensione fisica’. Le immagini ci appaiono in tutta la loro virtualità e immaterialità. Negli stessi mesi a Venezia, nella mostra personale Luci d’Artificio, curata da Laura Cherubini, alla Caserma Cornoldi in Riva degli Schiavoni, vengono esposte alcune delle sue opere storiche, in metacrilato e luce artificiale, e le più recenti Luci colorate. ‘I lavori con la luce sono legati a un’idea di modernità che l’artista intende come libera progressione di vita’, scrive la curatrice della mostra. Nel 2012 è invitato alla 11a Bienal de La Habana. Nella mostra Tecnica Mista Com’e` fatta l’arte del Novecento, a cura di Marina Pugliese, nel Museo del Novecento di Milano, espone Natura Modulare del 1966. In primavera la personale Gino Marotta Artificiale Virtuale alla Galleria Anna D’Ascanio di Roma. A settembre Gino Marotta Metacrilati 2003-2010 Luci colorate 2011-2012 alla Galleria Peccolo di Livorno. Il 6 ottobre, alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, la mostra Gino Marotta Relazioni Pericolose a cura di Laura Cherubini e Angelandreina Rorro. La mostra ha un carattere del tutto inusitato, “…una vera e feconda relazione intellettuale che ha prodotto una ‘mostra non mostra’, un percorso che si fa naturalmente seguendo quello già fatto da Marotta. Una relazione pericolosamente viva tra persone con ruoli diversi e con un obiettivo comune: verificare la vitalità dello spazio museo e delle sue collezioni rileggendolo attraverso gli occhi e il lavoro di uno dei protagonisti della scena artistica del secondo novecento e della contemporaneità. Per circa un anno dunque, si sono susseguiti appunti, incontri, confronti tra Gino Marotta, Isa Francavilla Marotta, Laura Cherubini, Angelandreina Rorro e la soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli che ha condiviso l’idea di un percorso e ne ha permesso la realizzazione”, scrivono le curatrici. “Ho provato a adoperare il materiale museo come i colori a olio, il bronzo, il metacrilato e tutto quanto riappare nella risacca della memoria, personale e storica… In questa occasione ho recuperato e messo insieme tutte le energie, le sinergie e i ricordi che mi legano a ognuna delle opere della collezione, in una sorta di diario sentimentale e forse ironico che mi autorizza a giostrare con il museo, i suoi contenuti e il mio giardino immaginario. Senza dimenticare il rispetto e l’amore per ogni suo frammento, ho provato a provocare dei cortocircuiti, direi i miei cortocircuiti che in questo luogo da sempre alimentano la passione e il desiderio per il non manifesto, la fata che insegue ogni artista”, dice Marotta a proposito della mostra. In ottobre una sua opera della collezione Farnesina viene esposta nella collettiva Il Palazzo della Farnesina e le sue collezioni nell’Istituto Italiano di Cultura a Londra.

Il 16 novembre 2012 muore a Roma.

Il 9 febbraio, alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, ha luogo la giornata di studio Per Gino Marotta, incontro di studio. Ne sono relatori Maria Vittoria Marini Clarelli, Maurizio Calvesi, Laura Cherubini, Bruno Corà. Fra le molte testimonianze: Lorenzo Canova, Barbara Martusciello, Raffaele Gavarro.

In quell’occasione esce il libro di Gino e Isa Marotta Lettere. CorRispondenze di arte e di vita, edito da Maretti Editore, una sorta di diario-epistolario – scrive Marotta nella presentazione del volumetto – “che da tempo costituisce una singolare consuetudine tra me e mia moglie Isabella. Si intravede chiaramente la reciprocità dei ruoli di testimoni e complici che in questa avventura ci coinvolge e ci responsabilizza senza ipocrisie né infingimenti di comodo. Un modo non comune di costruire un rapporto sentimentale e creativo”.

A marzo la mostra A Roma Obras de la colecciòn Farnesina, Museo de Arte Carrillo Gil, Ciudad de México, a cura di Laura Cherubini.