Così lontano così vicino - immagini dall'Ethiopia
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Mostra fotografica dal 7 al 12 aprile 2014

Palazzo ex-Gil Via Milano

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Domenica 23 giugno siamo rientrati dall'etiopia. Dopo tre settimane di lavoro al servizio dei più poveri. Siamo l’equipe medico-chirurgica molisana che, da otto anni, si reca in Etiopia per svolgere attività di volontariato puro, utilizzando le nostre ferie e i nostri soldi. Ci presentiamo velocemente e anche con un po’ di pudore: dott. Carlo Pietrantuono. chirurgo generale; dott.ssa Rossella Cornacchione, chirurgo generale; dott. Luciano Greco, chirurgo generale; dott. Pino Cofelice, anestesista; dott.ssa Silvia di Rosa, anestesista; dott. Tommasino Iocca, chirurgo generale; dott.ssa Livia Cenci, chirurgo generale; Maria testa, Maria Giulia Parziale e Assunta Colangelo, infermiere professionali; Vincenzo Iadarola, tecnico specializzato; Mario Folchi, fotografo.

La storia cominciò per caso, si richiedeva la presenza di un’equipe in un piccolo ospedale etiope realizzato da due coniugi italiani: Franca Izzo e Carlo Travaglino, che hanno trascorso tutta la loro vita dalla parte degli ultimi. Ospedale HEWO, villaggio di Qui ha’, regione del Tigrai, Etiopia. Regione inospitale battuta dai venti, con periodi di siccità terribili e un’altitudine di 2700 metri. Già dall’arrivo capimmo che il nostro destino era segnato, i mazzi di fiori dei bambini e la dignità ferita ma indomita che
leggemmo negli occhi dei pazienti ci fecero intuire che saremmo inevitabilmente tornati ogni anno fino a quando avessimo potuto. Trovammo ogni tipo di patologia: dall’AIDS con cui combatteva il piccolo Dagmawi portato in braccio dalla nonna sino alla fine, alla lebbra e alle sue terribili complicanze, tumori operabili e non, accettati con una incredibile serenità, gozzi enormi (sino a tre chili di peso), la tubercolosi, senza contare ovviamente patologie infettive di ogni tipo e gravità. E così abbiamo combattuto strenuamente contro queste patologie con risultati ottimi, sia per qualità che per quantità di interventi. Abbiamo combattuto anche contro le nostre paure, i nostri dubbi, i sensi di colpa che ti assalgono quando vedi morire persone che, nel mondo occidentale, guariscono prendendo un semplice antibiotico. Abbiamo combattuto contro la pietà che può prenderti la mano e il cuore e che ti paralizza. 

Siamo contenti di poter dire che davvero siamo utili, che molte persone sono salve grazie alle nostre prestazioni che non avrebbero mai ricevuto in un paese che, come l’Etiopia, ha una sanità privata che condanna a morte i poveri. Siamo contenti anche di aver ridato il sorriso alle donne sfigurate da gozzi enormi che toglievano loro la dignità, la bellezza e la possibilità di avere una vita normale, loro, che sono tutte bellissime come regine. Tutto questo grazie anche a tante persone “speciali”, che condividono il nostro operato e contribuiscono ogni anno a realizzare i tanti progetti che hanno fatto crescere l’ospedale, dal forno ai pozzi, dalla stalla alla scuola che conta 170 bambini.

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